Le strade di Minneapolis Oh our Minneapolis, I hear your voice Singing through the bloody mist We'll take our stand for this land And the stranger in our midst Here in our home they killed and roamed In the winter of '26 We'll remember the names of those who died On the streets of Minneapolis Il 4 maggio 1970 durante una pacifica manifestazione di studenti della Kent State University in Ohio, sebbene non autorizzata, contro il coinvolgimento degli Stati Uniti in Cambogia, cosa che allargava il conflitto già in corso da anni nel Vietnam, membri della Guardia Nazionale dell’Ohio aprirono il fuoco contro gli studenti. Nella breve raffica – durata circa 13 secondi – furono sparati tra i 61 e i 67 colpi. Quattro studenti furono uccisi: Jeffrey Miller, Allison Krause, William Schroeder e Sandra Scheuer. Neil Young sulla copertina di Life vide una foto di uno dei ragazzi uccisi, steso a terra mentre una ragazza chiede aiuto. Scioccato e indignato per quanto e...
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That Old Weird America Una contro-narrazione dell’America “La musica tradizionale si basa sugli esagrammi. Nasce da leggende, Bibbie, pestilenze, e ruota intorno alle verdure e alla morte. Nessuno ucciderà la musica tradizionale. Tutte queste canzoni sui fiori che crescono dai cervelli delle persone e sugli amanti che in realtà sono oche e cigni che si trasformano in angeli – non moriranno. Sono tutte quelle persone paranoiche che pensano che qualcuno verrà a portargli via la carta igienica – sono loro che moriranno. Canzoni come “Which Side Are You On?” e “I Love You, Porgy” – non sono canzoni di musica popolare; sono canzoni politiche. Sono già morte. Ovviamente, la morte non è molto universalmente accettata. Voglio dire, si penserebbe che gli amanti della musica tradizionale potrebbero capire, dalle loro stesse canzoni, che il mistero – un semplice, puro mistero – è un fatto, un fatto tradizionale. Ascolto le vecchie ballate; ma non andrei a una festa ad ascoltare le vecchie b...
Cose strane che ho visto La favola di Anne Briggs C’è chi sceglie la vita e chi la morte. Anzi, esse accadono a nostra insaputa. Accadono a chi, pur non essendosi mai incontrato di persona, condivide gli stessi demoni, le stesse passioni, lo stesso amore smisurato per la musica. A chi condivide quell’indefinibile malessere tipicamente British, fatto di fantasmi, di tristezze probabilmente indotte dal clima sempre grigio e funesto dei cieli anglosassoni, di dubbi su se stessi e sul senso della propria esistenza. Anne Briggs e Nick Drake condividevano lo stesso amore per la musica folk, entrambi odiavano apparire in pubblico, ma se la prima odiava anche qualunque possibilità di successo, il secondo ne fu travolto dalla mancanza in modo così forte da ammalarsi senza possibilità di uscirne fuori. Chissà se, nelle stradine di Soho di fine anni ’60, nei club che entrambi frequentavano o nelle serate a casa di appassionati di musica folk, i due si erano mai incontra...
Here comes the story of the Hurricane Fine novembre 1975: la Columbia Records pubblica uno strano oggetto, un 45 giri con una canzone sola divisa in due parti. Per forza: Hurricane, questo è il titolo, dura più di otto minuti. Dedicata all’ex pugile Rubin Hurricane Carter, in carcere per omicidio, è il ritorno a sorpresa di Bob Dylan alla canzone di protesta. Di più: è un viscerale, incazzatissimo, feroce atto di accusa a tutto il sistema giudiziario americano. Sarà il brano di punta del disco Desire che uscirà il 5 gennaio 1976. “Bob non era sicuro di riuscire a scrivere una canzone [su Hurricane]”, disse Jacques Levy co autore del brano e di quasi tutti quelli compresi nel disco. “Penso che il primo passo sia stato mettere la canzone in una modalità narrativa totale. Non ricordo di chi sia stata l’idea. Ma davvero, l’inizio della canzone è come delle indicazioni di scena, come quelle che si leggono in una sceneggiatura: ‘Scoppiano colpi di pistola in un bar… Ecco la stori...
Dalle lamette all’Hallelujah: Leonard Cohen negli anni dell’ombra e della luce "Ci demmo appuntamento per ascoltare le sue nuove canzoni. Mi aspettavo che, come l’altra volta, Cohen si sarebbe presentato con la sua vecchia chitarra spagnola, con cui aveva sempre inciso i suoi dischi. Invece rimasi sbalordito: con sé aveva una piccola tastiera elettronica Casio." Così racconta John Lissauer l’inizio di una nuova era, quel giorno del 1983 in cui Leonard Cohen gli chiese di produrre il suo nuovo disco. Lissauer non era uno qualunque. Era colui che nel 1974 aveva orchestrato New Skin for the Old Ceremony , il primo vero tentativo del cantautore canadese di circondarsi di un ensemble, di un suono più ricco, più profondo, più orchestrato. Prima di allora, le produzioni di Cohen erano ombre sottili: qualche arco sussurrato, cori femminili eterei, e sopra tutto, la sua voce austera accompagnata da una chitarra maldestra e ostinata. Dischi scuri, spogli, appena accennati. E ne...
Un vento idiota “Idiot wind, blowing through the buttons of our coats / Blowing through the letters that we wrote . . . We’re idiots, babe, it’s a wonder we can even feed ourselves” “Se soltanto Bob Dylan ci desse un altro disco come Blood on the Tracks , disse anni fa Keith Richards. Jakob Dylan, l’ultimo figlio del cantautore, l’unico ad avere tentato peraltro con successo la carriera del musicista, disse a proposito di quell’album “Non riesco ad ascoltarlo, quelli sono i miei genitori che parlano”. E chi più di un figlio che viveva nella stessa casa di quei due avrebbe potuto riconoscere nei versi di quelle canzoni i suoi genitori? L’autore però ha sempre negato, anche in maniera brutale, che quel disco parlasse dei suoi problemi con la moglie, Sara Lownds , spingendosi fino ad affermare che fosse ispirato ai racconti di Anton Čechov. Ha persino mostrato fastidio per l’idea che le persone si identifichino con il dolore espresso nell’album. ...
Symphaty for the devil Quando i Rolling Stones facevano paura soddisfazióne (tosc. o letter. sodisfazióne , ant. satisfazióne ) s. f. [dal lat. satisfactio -onis , der. di satisfacĕre «soddisfare»]. – 1. a. Il fatto di soddisfare, di appagare: la s. di un desiderio , di una necessità , delle proprie ambizioni ; 2. a. L’essere soddisfatto, il compiacimento e il piacere di vedere soddisfatti i proprî desiderî e le proprie passioni; b. Con sign. più generico, gusto, piacere “ E’ a partire dal Novecento che i giovani cominciano ad avere una concretezza legata all’indipendenza e alla singolarità sul piano culturale, sociale ed economico e ciò soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale contemporaneamente con l’arrivo della scolarizzazione di massa (…) Grazie all’aumentato livello d’istruzione, tra le generazioni che da tempo vivono nelle grandi città industrializzate, si assiste ad evidenti ...
Amore e furto o la tecnica dei loci in Bob Dylan La tecnica dei loci (plurale del termine latino locus , che significa "luogo"), anche chiamata " palazzo della memoria ", è una tecnica mnemonica introdotta in antichi trattati di retorica greci e romani ( Rhetorica ad Herennium , De oratore , e Institutio oratoria ). La tecnica dei loci viene anche chiamata "Metodo del viaggio" ( Journey Method , in inglese), in cui vengono immagazzinate liste di elementi, oppure tecnica della Roman Room (ovvero "della stanza romana"), che risulta più efficace per una memorizzazione di informazioni prive di relazione tra loro. In pratica, si tratta di un metodo di miglioramento della memoria che utilizza la visualizzazione di elementi per ricordare e organizzare le informazioni. (…) L'utilizzo di luoghi e posizioni fisiche era particolarmente presente nelle tecniche mnemoniche antiche, tuttavia il termi...
CROZ Il navigatore dell'assoluto "Mi sento come un bambino selvaggio, ingenuo e perso. Mi sembra di non aver mai imparato nulla, come se fossi intrappolato in un ciclo di aspettative tradite. Cose che dovrebbero accadere, ma non accadono. Possibilità che esistono, ma non si concretizzano. Mi manca la chiarezza, non vedo, non capisco. Forse sono solo un uomo terribilmente sciocco." David Crosby era una figura straordinaria. Un uomo di contrasti e contraddizioni, capace di suscitare tanto ammirazione quanto critiche. Chi l’ha conosciuto di persona lo descriveva come narcisista, autoreferenziale, convinto della propria grandezza. Forse, però, non sbagliava. Le ombre della sua vita sono note: gli abissi della droga, l’arresto per possesso di crack e armi, il vuoto creativo che l’aveva reso incapace di scrivere o esibirsi. Lui stesso, nella sua autobiografia, non nega nulla. "Mi hanno buttato fuori dai Byrds perché ero uno stronzo," ammette senza mezzi termini nel d...
RIPORTANDO TUTTO A CASA OVVERO LA NASCITA DELLA CONTROCULTURA AMERICANA / PRIMA PARTE “Non fidarti di chi ha più di 30 anni”. In una vignetta pubblicata da Charles Schulz nel 1971 (l’autore del celeberrimo fumetto Peanuts) Linus si rivolge all’amico Charlie Brown dicendogli: “ Bob Dylan compirà 30 anni questo mese”. Segue una vignetta in cui Charlie Brown si volta verso Linus e tenendosi la testa fra le mani con il viso sconvolto, mormora: “Questa è la notizia più deprimente che abbia mai sentito”. In un solo sketch, il geniale fumettista dipinge la fine di un’era, quella della contro cultura (termine coniato dallo studioso Theodore Roszak nel 1969 nel suo libro La nascita di una controcultura: riflessioni sulla società tecnocratica e sulla opposizione giovanile) che aveva dominato e cambiato la storia degli Stati Uniti - e non solo - nel corso degli anni 60. In quel momento storico, il mondo occidentale era stato diviso fra “giovani” e “adulti”: i primi erano i portat...

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