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  Le strade di Minneapolis   Oh our Minneapolis, I hear your voice Singing through the bloody mist We'll take our stand for this land And the stranger in our midst Here in our home they killed and roamed In the winter of '26 We'll remember the names of those who died On the streets of Minneapolis     Il 4 maggio 1970 durante una pacifica manifestazione di studenti della Kent State University in Ohio, sebbene non autorizzata, contro il coinvolgimento degli Stati Uniti in Cambogia, cosa che allargava il conflitto già in corso da anni nel Vietnam, membri della Guardia Nazionale dell’Ohio aprirono il fuoco contro gli studenti. Nella breve raffica – durata circa 13 secondi – furono sparati tra i 61 e i 67 colpi.   Quattro studenti furono uccisi: Jeffrey Miller, Allison Krause, William Schroeder e Sandra Scheuer. Neil Young sulla copertina di Life vide una foto di uno dei ragazzi uccisi, steso a terra mentre una ragazza chiede aiuto. Scioccato e indignato per quanto e...
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Here comes the story  of the Hurricane Fine novembre 1975: la Columbia Records pubblica uno strano oggetto, un 45 giri con una canzone sola divisa in due parti. Per forza: Hurricane, questo è il titolo, dura più di otto minuti. Dedicata all’ex pugile Rubin Hurricane Carter, in carcere per omicidio, è il ritorno a sorpresa di Bob Dylan alla canzone di protesta. Di più: è un viscerale, incazzatissimo, feroce atto di accusa a tutto il sistema giudiziario americano. Sarà il brano di punta del disco Desire che uscirà il 5 gennaio 1976.   “Bob non era sicuro di riuscire a scrivere una canzone [su Hurricane]”, disse Jacques Levy co autore del brano e di quasi tutti quelli compresi nel disco. “Penso che il primo passo sia stato mettere la canzone in una modalità narrativa totale. Non ricordo di chi sia stata l’idea. Ma davvero, l’inizio della canzone è come delle indicazioni di scena, come quelle che si leggono in una sceneggiatura: ‘Scoppiano colpi di pistola in un bar… Ecco la stori...
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  Dalle lamette all’Hallelujah:  Leonard Cohen negli anni dell’ombra  e della luce "Ci demmo appuntamento per ascoltare le sue nuove canzoni. Mi aspettavo che, come l’altra volta, Cohen si sarebbe presentato con la sua vecchia chitarra spagnola, con cui aveva sempre inciso i suoi dischi. Invece rimasi sbalordito: con sé aveva una piccola tastiera elettronica Casio." Così racconta John Lissauer l’inizio di una nuova era, quel giorno del 1983 in cui Leonard Cohen gli chiese di produrre il suo nuovo disco. Lissauer non era uno qualunque. Era colui che nel 1974 aveva orchestrato New Skin for the Old Ceremony , il primo vero tentativo del cantautore canadese di circondarsi di un ensemble, di un suono più ricco, più profondo, più orchestrato. Prima di allora, le produzioni di Cohen erano ombre sottili: qualche arco sussurrato, cori femminili eterei, e sopra tutto, la sua voce austera accompagnata da una chitarra maldestra e ostinata. Dischi scuri, spogli, appena accennati. E ne...
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Cose strane che ho visto   La favola di Anne Briggs       C’è chi sceglie la vita e chi la morte. Anzi, esse accadono a nostra insaputa. Accadono a chi, pur non essendosi mai incontrato di persona, condivide gli stessi demoni, le stesse passioni, lo stesso amore smisurato per la musica. A chi condivide quell’indefinibile malessere tipicamente British, fatto di fantasmi, di tristezze probabilmente indotte dal clima sempre grigio e funesto dei cieli anglosassoni, di dubbi su se stessi e sul senso della propria esistenza. Anne Briggs e Nick Drake condividevano lo stesso amore per la musica folk, entrambi odiavano apparire in pubblico, ma se la prima odiava anche qualunque possibilità di successo, il secondo ne fu travolto dalla mancanza in modo così forte da ammalarsi senza possibilità di uscirne fuori. Chissà se, nelle stradine di Soho di fine anni ’60, nei club che entrambi frequentavano o nelle serate a casa di appassionati di musica folk, i due si erano mai incontra...