Un omicidio oltremodo efferato

 

 

Una canzone che esprime la follia che mina l’esperienza americana
e il tonico che la può correggere




 

Il 27 marzo 2020, quando la pandemia da Corona Virus si era ormai diffusa nel mondo causando migliaia di vittime e costringendo la gente a stare chiusa a casa per evitare contatti, Bob Dylan pubblicò in modo inaspettato una canzone lunga ben 17 minuti (la più lunga della sua carriera) intitolata Murder most foul.  Il titolo citava direttamente Amleto di Shakespeare (Atto I, Scena 5), dove il fantasma del re parla del suo assassinio come “murder most foul” (un delitto efferato, strano e innaturale). Era un monologo ipnotico, quasi recitato, accompagnato da piano, contrabbasso e percussioni leggere quasi spoglio di accompagnamento musicale e linea melodica. Nonostante questo, fu la prima canzone di Bob Dylan a esordire al numero uno della classifica di Billboard.

Il cantante americano, unico ad aver mai vinto il Premio Nobel per la letteratura, era orami da decenni considerato una sorta di monumento della canzone americana. Era stato definito la voce dell’America “contro”, quella del movimento per i diritti civili negli anni 60 (si esibì a fianco di Marter Luther King durante la famosa Marcia su Washington del 1963), “l’arma segreta del ’68” come lo definì qualcuno, la coscienza di una generazione. In realtà l’attivismo militante di Bob Dylan era durato pochissimo, fino all’uccisione di JFK, poi aveva rifiutato di farsi congelare in qualunque schieramento ideologico: “Bugie che la verrà è bianca o nera”, disse.

Non era mai stato anti americano, piuttosto l’opposto, ne aveva celebrato la storia, la cultura, aveva indagato il suo grande mistero e la sua promessa sin dall’arrivo dei Padri Pellegrini e ne aveva denunciato le storture, i tradimenti, lo strapotere di un capitalismo che aveva perduto - se mai lo aveva avuto - alcun rispetto per l’essere umano, come nell’agghiacciante canzone The Ballad of Hollis Brown in cui un contadino, privato di ogni sostegno dalle banche e dalla mancanza di qualunque solidarietà, davanti ai cinque figli morenti di fame, li uccide, per poi uccidere anche la moglie e se stesso: 

 

Gli occhi dei tuoi bambini sembrano folli

Mentre tirano la tua manica

Gli occhi dei tuoi bambini sembrano folli

Mentre tirano la tua manica

Cammini sul pavimento e ti chiedi perché

con ogni respiro che fai

 

(…)

 

 

Hai pregato il Signore lassù

Di mandarti un amico

Hai pregato il Signore lassù

Di mandarti un amico

Le tue tasche vuote dicono

che non hai amici

 

I tuoi bambini piangono rumorosamente

E questo martella il tuo cervello

I tuoi bambini piangono rumorosamente

E questo martella il tuo cervello

Le grida di tua moglie ti pugnalano

Come la sporca pioggia cadente

 

(…) 

 

Il tuo cervello sta sanguinando

E le tue gambe non stanno in piedi

Il tuo cervello sta sanguinando

E le tue gambe non stanno in piedi

I tuoi occhi fissano il fucile

Che stai tenendo in mano

 

Ci sono sette brezze che soffiano

alla porta della tua capanna

Ci sono sette brezze che soffiano

alla porta della tua capanna

Sette colpi risuonano

Come il frastuono dell'oceano

 

Ci sono sette persone morte

In una fattoria del Sud Dakota

Ci sono sette persone morte

In una fattoria del Sud Dakota

 

Era questo quello che rimaneva del sogno americano? La motivazione con cui l’Accademia del Premio Nobel gli ha assegnato l’importante onorificenza dice semplicemente "per aver creato nuove espressioni poetiche all'interno della grande tradizione della canzone americana".

Una volta, in una intervista, aveva detto: “Le canzoni folk sono colme di disperazione, di tristezza, di trionfo, di fede nel sovrannaturale, tutti sentimenti molto più profondi. [...] C'è più vita reale in una sola frase di queste canzoni di quanta ce ne sia in tutti i temi del rock'n'roll”. È grazie a questa consapevolezza che Bob Dylan ha indagato a fondo di quella che uno scrittore americano definì “Repubblica Invisibile”, l’altra Repubblica americana, dove sono contenuti misfatti, promesse sfuggite, sogni infranti, menzogne. Capì, prima di tutti, che il problema non era la bomba atomica, una Terza guerra mondiale, ma la  lenta e inesorabile distruzione della natura umana operato dall’avanzata spietata del capitalismo di massa, dall’iper liberalismo, del consumismo sfrenato. 

In un brano pubblicato nel 1965, espresse magnificamente tutto questo: 

 

Parole di disillusione abbaiano come proiettili

Mentre divinità umane prendono di mira i loro obiettivi

Fanno di tutto dalle armi giocattolo che scintillano

A Cristi color carne che si illuminano al buio

È facile capire senza sforzarsi troppo

Che non molto

È davvero sacro.

 

Mentre predicatori predicano destini malvagi

Insegnanti insegnano che il sapere aspetta

Può condurre a piatti da cento dollari

La bontà si nasconde dietro i propri cancelli

Ma persino il presidente degli Stati Uniti

A volte deve

Restare nudo.

 

(…)

 

Cartelloni pubblicitari ti portano

A pensare che tu sia colui

Che può fare ciò che non è mai stato fatto

Che può vincere ciò che non è mai stato vinto

E infatti la vita va avanti

Intorno a te.

 

(…)

 

I miei occhi si scontrano faccia a faccia con cimiteri ripieni

Falsi dei, mi trascino

Verso la meschinità che gioca così duramente

Cammina al contrario dentro le manette

Colpisce le mie gambe fino a spezzarle

Dico: "D'accordo, ne ho avuto abbastanza

Che altro sapete fare?"

 

E se i miei sogni ragionati potessero essere visti

Probabilmente metterebbero la mia testa in una ghigliottina

Ma va tutto bene, Ma, è la vita, e solo la vita.





“Se c’è una cosa che ho fatto” disse in una intervista dei primi anni Duemila “è sempre stato navigare in quel grande oceano che è l’America”. 

Come tutti gli americani di quel periodo storico, Bob Dylan fu sconvolto dall’omicidio di John F. Kennedy, tanto da lasciare, deluso, l’attivismo politico dopo la sua morte. Ma non aveva mai cantato di lui prima di quel 27 marzo 2020. «Se fossi stato più sensibile di chiunque altro, avrei scritto una canzone a riguardo, no?» protestò nel 1971 quando gli fu chiesto dell'assassinio di Kennedy. Ora l’aveva fatto.

In realtà i Kennedy avevano molte qualità positive, ma il curriculum politico di JFK – su temi come i diritti civili, Cuba, le minacce della Guerra Fredda, per cominciare – è decisamente controverso. Vedere i Kennedy come fari di speranza progressista, come Camelot e la Nuova Frontiera e tutto il resto, non giustifica il lutto generazionale che ne è seguito. Riferirsi all'assassinio di JFK come a qualcosa che ha a che fare con "la perdita dell'innocenza dell'America" è qualcosa di profondamente sbagliato. Prima di lui, erano già stati assassinati altri tre presidenti per vendetta politica, estremismo ideologico, risentimento personale o cause mai del tutto chiarite.

 

La canzone di Bob Dylan solo apparentemente fa riferimento a quella perdita di innocenza. In realtà vuole dire che l’innocenza non c’è mai stata. Bob Dylan è un compositore che, più di chiunque altro, ha saputo catturare l’atteggiamento psicologico del popolo americano verso il sogno americano.

Murder Most Foul è un requiem per JFK, per l’America del dopoguerra e per un’epoca perduta, ma anche un’affermazione potente che, di fronte all’orrore, la musica e la poesia restano atti di resistenza e di umanità. 

È, di fatto, un promemoria che i traumi collettivi (pandemia, assassinii, divisioni) potevano essere affrontati attraverso la memoria, la cultura e l’arte. 

Il testo è un flusso di coscienza denso, surreale e associativo, diviso idealmente in due parti principali. Dylan usò la tecnica del collage e del flusso di coscienza: salta da Shakespeare a film horror (Nightmare on Elm Street), da Kennedy a Marilyn Monroe, da riferimenti biblici (“sacrificial lamb”) al rock’n’roll. È un brano maturo, da “vecchio maestro”, che mescola rabbia, ironia nera, malinconia e speranza. 

La canzone non era solo sull’assassinio di Kennedy del 22 novembre 1963, ma usava quell’evento come punto di partenza per una riflessione più ampia sull’America, sulla perdita dell’innocenza nazionale, sul declino culturale e sul potere redentivo dell’arte e della musica.

 

L’assassinio come trauma fondante

Dylan presenta l’omicidio come un “sacrificio rituale”, un “trucco di magia” perfetto che ha “strappato via l’anima della nazione” (“the soul of a nation been torn away”). Da quel momento inizia un lento decadimento: l’età dell’Anticristo, la perdita della verità (“What is the truth and where did it go?”), la violenza endemica. Molti critici intesero che queste parole volessero esprimere il senso che l’America non si fosse mai ripresa davvero da quel giorno, e che tutto ciò che è seguito (dagli anni ’60 in poi) è una conseguenza di quel trauma.

 

Complotto vs. accettazione del male

Il testo gioca con le teorie complottiste (i tre barboni, il “left hand turn”, i debiti non pagati, l’odio organizzato), ma Dylan sembra più interessato al significato simbolico che al “chi ha sparato davvero”. Il male è universale e antico (“it’s murder most foul” si ripete come refrain). Il narratore passa dall’orrore iniziale a una rassegnazione più profonda: solo i morti sono veramente liberi (“only dead men are free”).

 

Le teorie del complotto sono il segno distintivo degli pseudo-intellettuali, ma, a dire il vero, il fatto di non sapere esattamente chi, cosa, come e perché del delitto del Presidente è inquietante in un modo che non si può facilmente ignorare. L'umorismo macabro della canzone di Dylan tocca il caos che si cela dietro il crimine: "Essere condotto al macello come un agnello sacrificale/ Ha detto 'aspettate un attimo ragazzi, sapete chi sono?' / 'Certo che lo sappiamo, sappiamo chi sei'/  Ucciso come un cane in pieno giorno/ Era una questione di tempismo e il tempismo era giusto."

 

‘Twas a dark day in Dallas - November ‘63

The day that will live on in infamy

President Kennedy was riding high

A good day to be living and a good day to die

Being led to the slaughter like a sacrificial lamb

[...]

Then they blew off his head when he was still in the car

Shot down like a dog in broad daylight

[...]

The day that they blew out the brains of the king

Thousands were watching, no one saw a thing

Greatest magic trick ever under the sun

Perfectly executed, skillfully done

 

Dylan descrive l’omicidio di JFK con cruda precisione (il colpo alla testa, Dealey Plaza, la limousine, il famoso firmato di Zapruder visto “trentatré volte” come gli anni di Cristo), mescolando fatti storici, teorie del complotto (i “three bums”, Oswald e Ruby, il “patsy”, il “magic bullet”) e immagini grottesche.




 

È roba cupa, senza dubbio, e il riferimento ad Amleto nel titolo è spaventosamente azzeccato. Non sembra probabile che il linguaggio complottista che emerge nella canzone si riferisca all'opinione di Dylan su ciò che è "realmente" accaduto quel giorno. I sentimenti paranoici sono il riconoscimento di quanto le cose diventino anarchiche man mano che si scava a fondo nella realtà americana. C'è una differenza netta e abissale tra le narrazioni autocelebrative che l'America si racconta e la realtà così com'è giorno per giorno. Guardare le conferenze stampa della Casa Bianca in un momento di profonda ansia esistenziale per la nazione come quello che si vive oggi, mostra questo contrasto in tutta la sua inquietante contraddizione.

La storia della vita americana viene spesso raccontata attraverso i suoi artisti più talentuosi e perspicaci. È una delle grandi ironie della loro cultura che proprio le parti di essa che tendono a essere trascurate, censurate e messe da parte dai poteri forti finiscano alla fine per dominare. Pensiamo al jazz, all'hip-hop, al rock 'n' roll e così via. E questo potrebbe essere uno dei motivi per cui la litania di nomi, canzoni e film di "Murder Most Foul" risuona in modo così inquietante. Dylan sembra interessato a far rivivere una cultura in declino; passa da battute nere sull'assassinio di Kennedy a citare artisti famosi come Patsy Cline, i Beatles, gli Who, Don Henley e Charlie Parker, così come personaggi più esoterici come Guitar Slim, Art Pepper e Bud Powell. Poi ci accompagnano in un tour di alcuni brani non ufficiali del Great American Songbook: "Suona un altro pezzo e Another One Bites the Dust/ Suona The Old Rugged Cross e In God We Trust".

 

La musica come salvezza

Nella seconda metà la canzone diventa una preghiera laica. Chiedendo di “suonare” una lista lunghissima di brani al noto DJ degli anni 60 Wolfman Jack (quello del film American Graffiti), Dylan suggerisce che l’arte, il blues, il jazz, il rock, le ballate popolari possano curare il trauma collettivo, dare ordine al caos e mantenere viva la memoria. È una specie di catalogo del Great American Songbook che Dylan ama tanto, un rifugio contro l’orrore. La canzone stessa, con il suo ritmo ipnotico, funziona come una di queste “canzoni consolatorie”. Benché la canzone abbia un accompagnamento musicale minimale, numerosi sono i musicisti coinvolti. Addirittura Dylan richiamò in studio Alan Pasqua, il tastierista che lo aveva accompagnato nel tour mondiale del 1978 e la giovane cantautrice simbolo della nuova canzone d’autore femminile Fiona Apple, al pianoforte. C’è anche l’ex tastierista degli Heartbreakers, Benmont Tench, e poi ci sono abituali accompagnatori dal vivo dei suoi ultimi tour, come Charlie Sexton e Matt Chamberlain, già batterista dei Pearl Jam e dei Soundgarden fra i tanti.     

 

L'effetto cumulativo è che la canzone non solo articola la follia che mina l'esperienza americana, ma fornisce anche una sorta di correttivo, un tonico, per quel tipo di pazzia. Invece di gettare la proverbiale spugna di fronte alla menzogna che si annida nel cuore del sogno americano, Murder Most Foul attinge alla musica e all’arte americana per cantare di ciò che rende veramente grande questo paese. 

E non si tratta dell'oro degli stolti che l'America cerca di vendere a se stessa e al resto del mondo. Si potrebbe impiegare il resto del vostro tempo a rintracciare le strade principali e i vicoli di tutte le persone a cui la canzone fa riferimento, e. E lungo il percorso potreste anche acquisire un senso più profondo e autentico di ciò che questo paese rappresenta veramente. Il critico Harold Rosenberg scrisse una volta che "la vita americana è un cartellone pubblicitario; la vita individuale negli Stati Uniti include qualcosa di innominabile che si svolge tra le erbacce dietro di esso". 

Questa canzone offre un utile e attuale spaccato di ciò che sta accadendo in quel luogo anonimo e incolto dietro il cartellone pubblicitario.

 

 

 


 

 

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